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22 marzo 2007

Teoria della cospirazione / 2

Leggendo l’articolo intitolato “Teoria della Cospirazione?” ho notato che ci sono diverse affermazioni, che non condivido, sia nel riportare l’intervista fatta dai microfoni di Radio Radicale da Maurizio Molinari ed Emanuele Ottolenghi, ma soprattutto sulle tesi dello studio di Mearsheimer & Walt. Prima di rispondere dunque all’invito fatto dall’autore sui punti principali di questo studio riportati nella conclusione dell’articolo, voglio elencare le affermazioni a mio avviso sbagliate nei confronti dei due giornalisti e studiosi italiani.

Prima di tutto, trovo logico che in un’intervista radiofonica, non si possa approfondire nello specifico un lavoro cosi impegnativo, e ci si limiti dunque a far passare le idee più facili e immediate, come lo screditare in linea generale le tesi dei due americani, senza entrare nello specifico.

Nell’intervista però appare chiaro che in ogni modo i due giornalisti abbiano letto il lavoro di Mearsheimer e Walt, e la frase “quindi meglio non parlarne” è riferita all’atteggiamento usato dalla stampa europea che non è voluta intervenire nella discussione, mentre traspare in modo chiaro, la volontà di Molinari di aprire un dibattito come è successo in america dove “il saggio è stato discusso e affrontato nei dettagli dagli analisti”. Lo dimostrano anche le affermazioni di Ottolenghi che ha definito i contenuti “preoccupanti per le insinuazioni, le distorsioni, le mezze verità, le gravi omissioni” e ancora “un lavoro che rivela una scarsissima qualità a livello accademico”.

Non credo, in oltre, che la frase: “Chi da credito a queste tesi (quindi anche la destra repubblicana e l’estrema sinistra) è anti-Semita”, possa riassumere il pensiero di Ottolenghi. La parola anti-semita viene spesso usata per evitare e screditare il dibattito, ma è anche vero che spesso questa parola viene strumentalizzata, e chi la usa con motivazioni specifiche, viene accusato lui stesso solo per aver parlato di anti-semitismo. In questo caso, Ottolenghi non da dell’anti-semita né agli autori, né a chi appoggia queste tesi, ma semplicemente dice che “Gli autori ricorrono alla tesi della cospirazione e addirittura all'immagine della piovra, tipica dell'antisemitismo pre-II Guerra Mondiale”, è dunque il metodo ad apparire anti-semita, non gli autori in sé.

Vorrei però adesso rispondere all’invito dell’articolo a confrontarsi su alcuni punti proposti da Mearsheimer & Walt:

Premetto che non affronterò i primi due punti, che non mi sembrano chiari, infatti il primo fa riferimento agli insediamenti ebraici, gli stessi insediamenti per cui Sharon ha tanto lottato nella fine della sua carriera politica perché venissero smantellati, e la stessa amministrazione Bush ha più volte criticato invitando lo stato d’Israele ad eliminarli.
Il secondo punto poi, è a mio avviso senza senso…

Vorrei dunque fare qualche considerazione sui seguenti punti:

Aaron Miller ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno agito nel processo di pace come “avvocato di Israele”, se avessero agito in maniera più indipendente avrebbero ottenuto maggiori risultati”

Non credo che un appoggio meno forte da parte dell’america avrebbe portato maggiori risultati, credo invece che se ci fosse stato un intervento deciso da parte dell’Unione Europea insieme agli Stati Uniti, questo magari avrebbe accelerato il processo di pace, e non è un caso che l’unico programma di pace accettato da israeliani e palestinesi sia la Road-map.

Questo perché l’america è sempre stata più vicina ad Israele, anche prima di Bush, per molte ragioni, infatti oltre alle lobby ebraiche, e alle forti comunità ebraiche in america, c’è anche una ragione politico-sociale. Israele è un paese occidentale, con un’economia rivolta al capitalismo, e un tipo di società in parte simile a quella americana, mentre quella palestinese non è affatto a stampo liberale, ma sono i socialisti, i comunisti, e gli estremisti islamici, ad influenzare la società Palestinese, dunque anche come ideologia politica, Israele è molto più vicino agli Stati Uniti e alla maggior parte dei paesi occidentali.

L’articolo poi riporta la seguente affermazione:

“Anche l’attuale politica USA nei confronti dell’Iran è fortemente condizionata dalle posizioni dei neo-conservatori tanto che il Presidente Bush ha espressamente affermato che l’Iran viene trattato diversamente rispetto ad altri paesi “nucleari” (Cina, India, Pakistan, Russia, Corea del Nord) non perchè minacci l’America ma perchè minaccia Israele e questo nonostante l’orizzonte temporale di un Iran nucleare è da tutti stimata in non meno di 10 anni!”

Su questa affermazione, vorrei dire, che giusto o sbagliato che sia, l’Iran rientra in uno di quei paesi ritenuti di matrice fondamentalista islamica.

Se negli anni della guerra fredda il nemico americano era il comunismo,e tutti i paesi comunisti oggi il nemico è il terrorismo islamico, e l’Iran rientra secondo gli Stai Uniti nella categoria di stato fondamentalista. Non metto in dubbio poi che questo giova anche ad Israele, ma non credo che senza l’11 Settembre, si sarebbe venuta a creare questa situazione.

Un altro punto a mio avviso criticabile è il seguente:

Per quanto riguarda i Palestinesi, Abbas ha rinunciato al terrorismo, riconosciuto Israele e ripetutamente cercato di negoziare un accordo definitivo ma Israele e Stati Uniti hanno reso vani questi suoi sforzi minandone l’autorità e causando la vittoria elettorale di Hamas”

Trovo che questa affermazione, sia molto discutibile se non falsa…

I lunghi anni di processi di pace, hanno visto sempre dei “tira e molla” sia da parte israeliana che palestinese. In questi ultimi anni poi, le cause sono state principalmente due, da un lato l’insatibilità dei governi israeliani, che non riuscivano a trovare un accordo in parlamento, dall’altra, la continua crescita di richieste da parte dell’autorità Palestinese.

Questo è successo anche in questi ultimi tempi, cito due esempi, uno quando il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni fece una sua proposta per riaprire il processo di pace, rifiutando invece la soluzione che voleva adottare il ministro della difesa Amir Peretz .
Il secondo esempio riguarda invece proprio Abbas, che in una delle sue ultime proposte, rifiutò e criticò l’unico a
ccordo riconosciuto sia da israeliani che palestinesi, la Road-Map, (che non è certo una soluzione filo americana), allungando ancora una volta i tempi per la riapertura del processo di pace.
Il problema principale attualmente è proprio li, il governo israeliano non ha una maggioranza politica stabile, e quello palestinese è sull’orlo di una guerra civile.
In oltre, i motivi per la quale Hamas ha vinto le elezioni, sono ben altri.
Ne cito solo alcuni, il partito di aAbbas, era, all’occhio dell’opinione pubblica, un partito immerso nella corruzione,mentre la povertà della popolazione aumentava, e in qualunque paese al mondo se l’economia peggiora, il governo in carica, perde le elezioni. Hamas invece ha creato in questi anni molte opere di sostegno per i palestinesi, come scuole, ospedali, stipendi per le donne che dovevano restare a casa con i figli, ed in oltre Hamas ha esercitato e esercita tutt’ora un grande fascino soprattutto nei giovani, attirati più dai comandanti incappucciati col mitra che urlano vendetta, che dai politici in giacca e cravatta..

Nonno

18 agosto 2006

Teoria della Cospirazione?

Un lettore mi invita a leggere/ascoltare le interviste fatte dai microfoni di Radio Radicale da Maurizio Molinari (La Stampa) ed Emanuele Ottolenghi (professore di Studi israeliani all’Università di Oxford e collaboratore de il Riformista). La tesi di fondo dei due intervistati è la stessa che, in prima battuta, ha accolto lo studio di Mearsheimer & Walt in America, con alcune eccezioni di cui parlerò in seguito.
La tesi di fondo che emerge è riassumibile in poche frasi che cito per esteso:

  • “Sorprende che una tesi in genere cara a esponenti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, sia invece sostenuta da professori di prestigiose università”
  • “L’aver scambiato per una presunta cospirazione israeliana ai danni dell’America quello che in realtà è un forte consenso sociale e politico per l’alleanza con Israele, frutto della condivisione di valori comuni”
  • Gli autori, secondo Ottolenghi, ricorrono alla tesi della cospirazione e addirittura all’immagine della piovra, tipica dell’antisemitismo pre-II Guerra Mondiale, perché incapaci di confrontarsi con «la forza degli argomenti» a favore delle politiche che criticano

Per intero l’intervista si trova qui .
La cosa che emerge immediatamente dall’ascolto dell’intervista è che nessuno degli intervistati ingaggia i due studiosi sul terreno da loro proposto nel saggio, ossia nessuno controbatte neanche una delle tesi esposte da Mearsheimer & Walt sull’influenza della lobby Israeliana nella politica USA in Medio Oriente.
L’attacco che gli intervistati fanno è completamente rivolto alla credibilità degli studiosi. Tale attacco ha essenzialmente le seguenti motivazioni:
  • Ci aspettavamo che persone di scarso spessore (destra repubblicana ed estrema sinistra che evidentemente hanno posizioni in linea di principio errate perchè diverse da quelle di chi scrive) scrivessero determinate cose ma non che due studiosi di valore dessero credito a queste tesi
  • Chi da credito a queste tesi (quindi anche la destra repubblicana e l’estrema sinistra) è anti-Semita
Queste argomentazioni hanno un duplice problema, che non entrano nel merito e che sono molto più trite delle argomentazioni di Mearsheimer & Walt (l’affermazione è di Ottolenghi che però non scende nel campo del dibattito, nell’agone dialettico ma mira ad evitare il dibattito stesso dicendo: le tesi sono anti-Semite quindi non vale neanche la pena di controbatterle).
Nella rivista Foreign Policy di Luglio/Agosto viene pubblicata una tavola rotonda su questo tema con interventi dei seguenti studiosi/esperti: Aaron Friedberg, Tennis Ross, Shlomo Ben-Ami e Zbignew Brzezinski.
Mearsheimer & Walt, sono due studiosi della scuola realista e quindi basano la loro analisi su fatti concreti che espongono in maniera molto chiara sia nel loro articolo originale che in questa tavola rotonda.
I due studiosi hanno rifiutato con decisione tanto l’accusa di anti-Semitismo (usata evidentemente come arma per silenziare il dibattito) che quella di essere anti-Israele. Hanno infatti apertamente sostenuto che: “pur se critici nei confronti di alcune politiche Israeliane, siamo del tutto a favore dell’esistenza di Israele. Ma crediamo che l’influenza della lobby danneggi sia gli interessi USA che quelli Israeliani”.
A tali affermazioni non rispondono in nessun modo le interviste rilasciate a Radio Radicale.
Una domanda interessante che ci si potrebbe porre per comprendere bene l’effetto della lobby sulla politica USA è: “Quale sarebbe la politica USA in Medio Oriente se la lobby fosse meno potente ?”.
Per quanto riguarda il fatto che il supporto USA ad Israele si baserebbe su una comunanza di valori l’argomento non convince per i seguenti motivi:
  • l’AIPAC effettua un lobbying molto potente e affermazioni di questo possono essere reperite facilmente (tra gli altri: Bill Clinton, Newt Gingrich, Ernest Hollings ecc.) negare questo è chiudere gli occhi di fronte ad una realtà che in America è chiarissima a tutti (o almeno a chiunque desideri avere una carriera politica)
  • la presunta “comunanza dei valori” non regge di fronte al prolungato maltrattamento da parte dello stato di Israele del popolo Palestinese e dei propri cittadini Arabi.
Mearsheimer & Walt rispondono anche alle contestazioni di merito (presenti nella tavola rotonda ma assenti nelle interviste di Radio Radicale) elencando alcuni punti e su tali punti inviteri chi lo desidera a confrontarsi:
  • La politica Statunitense è sempre stata contraria agli insediamenti nei territori occupati ed oggi anche molti Israeliani considerano tali progetti un tragico errore
  • Se i Palestinesi avessero trattato Israele come sono stati da questo trattati gli Ebrei Americani si sentirebbero oltraggiati e domanderebbero giustamente che gli Stati Uniti usassero il loro potere per fermarli
  • Aaron Miller ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno agito nel processo di pace come “avvocato di Israele”, se avessero agito in maniera più indipendente avrebbero ottenuto maggiori risultati
  • per documentarsi sulla campagna condotta dai neo-conservatori a favore della guerra è sufficiente riferirsi al lavoro di giornalisti come James Bamford, George Parker e James Risen
  • Anche l’attuale politica USA nei confronti dell’Iran è fortemente condizionata dalle posizioni dei neo-conservatori tanto che il Presidente Bush ha espressamente affermato che l’Iran viene trattato diversamente rispetto ad altri paesi “nucleari” (Cina, India, Pakistan, Russia, Corea del Nord) non perchè minacci l’America ma perchè minaccia Israele e questo nonostante l’orizzonte temporale di un Iran nucleare è da tutti stimata in non meno di 10 anni!
  • Per quanto riguarda i Palestinesi, Abbas ha rinunciato al terrorismo, riconosciuto Israele e ripetutamente cercato di negoziare un accordo definitivo ma Israele e Stati Uniti hanno reso vani questi suoi sforzi minandone l’autorità e causando la vittoria elettorale di Hamas

Chi non vuole affrontare questo dibattito dribblandolo con accuse di scarsa professionalità, cospirazionismo e anti-Semitismo è, come dice Brzezinski, chi in assenza di questo necessario dibattito ha prosperato.

T

17 agosto 2006

L'influenza della lobby Israeliana negli USA

John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt hanno pubblicato un articolo intitolato “The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy” nel sito della facoltà “John F.Kennedy School of Government” presso l’Università di Harvard disponibile qui.
L’articolo descrive in maniera dettagliata l’attività di uno dei più potenti gruppi di pressione Americani, prima in favore della guerra in Iraq, ora in favore di quella in Iran (e dei suoi addentellati, Libano e Siria).
I due studiosi Americani sostengono che l’attività della lobby, non solo è contraria agli interessi Americani ma anche a quelli Israeliani.
I più importanti strumenti di pressione utilizzati dalla lobby sono l’AIPAC (American-Israel Public Affairs Committee) e i think tank di alcuni influenti personaggi noti come neo-conservatori. Il più famoso tra questi esprime le sue opinioni sul sito New American Century ed ha dato vita a un affascinante documento nel quale si descrivevano (era il Settembre 2000) in maniera chiara e dettagliata, tutti i passi necessari per “ricostruire le difese americane”, passi che si sono poi avverati negli anni successivi. A pagina 90 del saggio trovate indicati gli uomini che hanno partorito questo progetto.
Mearsheimer e Walt argomentano le loro tesi con puntualità e rigore, senza nessun tipo di pregiudizio ideologico e con pacatezza. Una lettura decisamente consigliata.

T